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Loredana e Marta la sottomissione 1


di Cantastorie
30.08.2026    |    943    |    3 8.0
"Sentendo i passi dell'amica, si voltò con il solito sorriso di chi sa perfettamente di avere il totale controllo della situazione..."
Era un pomeriggio calmo e soleggiato quando Marta, rientrata in casa prima del previsto per aver dimenticato le chiavi della macchina, infilò la chiave nella serratura senza fare rumore. Entrata nell'ingresso, notò subito la porta della lavanderia socchiusa e una figura mossa da una strana, quasi ipnotica lentezza.
​Avvicinandosi in punta di piedi, scorse Loredana immersa fino ai gomiti nel cesto dei panni sporchi. Con gli occhi semichiusi e un'espressione di puro ed estatico abbandono, Loredana stava stringendo a sé una maglietta da ginnastica grigia — chiaramente usata e ancora stropicciata dall'allenamento del giorno prima — premendola forte contro il naso e inspirando a pieni polmoni.
​«Loredana... ma che diavolo stai facendo?» esclamò Marta, incapace di trattenere una risata tra lo sbigottito e il divertito.
​Loredana sobbalzò come se fosse stata colpita da una scossa elettrica, lasciando cadere la maglietta nel cesto con la rapidità di chi maneggia un carbone ardente. Gli occhi le si spalancarono e le guance le si tinsero all'istante di un rosso porpora acceso. Cercò disperatamente di ricomporsi, pulendosi le mani sui pantaloni e abbozzando un sorriso palesemente colpevole.
​«Marta! Non... non ti avevo sentita rientrare!» balbettò, cercando di trovare una spiegazione plausibile che ovviamente non arrivò. «Io... stavo solo controllando la divisione dei colori per la lavatrice! Volevo capire se... se questa fosse ancora umida o se avesse un odore strano, sai, per il detersivo...»
​Marta la fissò per un secondo in silenzio, prima di scoppiare in una risata liberatoria che fece echeggiare tutta la stanza. Loredana, capito che ormai era stata colta in flagrante, lasciò cadere le spalle, nascondendosi il viso tra le mani, divisa tra la vergogna e la tentazione di ridere a sua volta per l'assurdità della situazione.
Marta fece un passo avanti e le appoggiò con dolcezza una mano sulla spalla, mentre il suo sorriso si ammorbidiva in un'espressione comprensiva e priva di qualsiasi giudizio.
​«Ehi, guardami,» disse Marta con tono caldo, aspettando che Loredana abbassasse lentamente le mani dal viso. «Non c'è davvero alcun problema, sul serio. Ognuno ha le sue stranezze e le sue piccole fissazioni, non ti devi vergognare con me.»
​Loredana la guardò dubbiosa, incerta se fidarsi o aspettarsi una presa in giro, ma lo sguardo sincero dell'amica la rassicurò all'istante.
​«Se ti piace e ti fa stare bene, fai pure tutte le volte che vuoi,» continuò Marta strizzandole l'occhio e facendole un cenno verso il cesto del bucato. «Non dirò una sola parola a nessuno, te lo prometto. Sarà il nostro piccolo segreto.»
​Un sospiro di profondo sollievo uscì dal petto di Loredana, che lasciò finalmente spazio a un sorriso grato e rilassato. Il peso della vergogna svanì in un istante, sostituito dalla consapevolezza di aver trovato un'amica capace di accettare anche i suoi lati più insoliti senza riserve.
Il giorno seguente, di ritorno da una sessione intensa in palestra, Marta varcò la soglia di casa ancora affannata. Loredana era seduta sul divano del soggiorno intentata a leggere, quando Marta si fermò al centro della stanza, afferrò il bordo della sua maglietta da allenamento completamente impregnata di sudore e se la sfilò con un gesto disinvolto.
​Senza un minimo di esitazione o imbarazzo, Marta si avvicinò a Loredana e le tese il capo ancora caldo, lasciandolo ricadere dolcemente sulle sue ginocchia.
​«Ecco a te,» disse Marta con un sorriso complicità e un pizzico di malizia nella voce. «Questa è fresca di allenamento. Divertiti pure, io vado a farmi una doccia.»
​Loredana rimase per un istante immobile, con lo sguardo fisso sulla maglietta e il cuore che le accelerava nel petto. Poi, incrociando lo sguardo giocoso dell'amica prima che sparisse nel corridoio, lasciò andare ogni residua timidezza: afferrò il tessuto ancora caldo e lo portò al viso, immergendosi senza riserve nell'aroma intenso e personale di Marta.
Loredana chiuse gli occhi e affondò totalmente il viso nella stoffa morbida e umida, inspirando a fondo. L'aroma di Marta era un mix inebriante: la nota pungente e viva del sudore fresco si fondeva con il profumo dolce della sua pelle e con le tracce del bagnoschiuma usato la mattina prima. Era un odore caldo, autentico, intimamente suo, capace di scatenarle una scarica di brividi lungo la schiena.
​Mentre il suono dell'acqua della doccia cominciava a scorrere in sottofondo dal bagno, la mente di Loredana iniziò a vagare libera da ogni freno. Immaginò Marta ancora sotto il getto d'acqua, con le gocce che le scivolavano sulla pelle accaldata dall'allenamento, e il pensiero slittò inevitabilmente verso la complicità inaspettata che si era creata tra loro. Non si trattava più soltanto di un'innocua fissazione per i panni sporchi; quel gesto disinvolto di Marta aveva spezzato una barriera, trasformando una strana mania in un gioco intimo e condiviso.
​Loredana fantasticò su quanto sarebbe stato facile alzarsi dal divano, percorrere il corridoio e bussare a quella porta lasciata socchiusa, restituendole la maglietta ma chiedendo molto di più. Si figurò la scena di loro due unite da quel segreto inconfessabile, con Marta che la guardava sorridendo, pronta ad accoglierla senza giudicarla, lasciando che il confine tra un'amicizia fuori dagli schemi e qualcosa di ben più profondo e travolgente sfumasse del tutto.
Col passare dei giorni, quello che era iniziato come un semplice gesto di complicità si trasformò in un gioco quotidiano sempre più audace. Marta, punzecchiata dalla curiosità e divertita dal potere che esercitava sulla fantasia di Loredana, cominciò ad alzare l'asticella in modo deliberato e provocatorio.
​Non si limitava più alle sole magliette da ginnastica dopo un'ora di tapis roulant. Marta iniziò a lasciarle piccoli "regali" mirati nei momenti più impensabili: i pantaloncini adderenti ancora caldi dopo una sessione intensiva di leg-day, i calzini corti impregnati di corsa, fino ad arrivare alla lingerie usata durante le giornate più calde e afose. Ogni pezzo consegnato era visibilmente più vissuto, intriso di un'intensità naturale e primaverile che faceva vibrare l'aria tra di loro.
​Quando glieli porgeva, Marta non diceva quasi nulla. Si limitava a sfiorarle la mano, a guardarla dritto negli occhi con un sorriso denso di malizia e a sussurrarle frasi brevi che accendevano la stanza: «Questa è da tre giorni di fila» oppure «Oggi ho spinto davvero tanto, vediamo se questa ti basta».
​Per Loredana ogni consegna diventava un rito travolgente. Si chiudeva in camera con quei capi, perdendosi in un vortice di fantasie sempre più nitide e audaci, dove la figura di Marta non era più solo quella di un'amica partecipe, ma l'oggetto assoluto di un desiderio segreto e inarrestabile.
Il gioco tra le due divenne ben presto una vera e propria dipendenza reciproca. Loredana, ormai del tutto svincolata da qualsiasi forma di timidezza o freno inibitorio, cominciò a pretendere di più, spinta da una sete insaziabile per quegli odori sempre più intimi e concentrati.
​Non aspettava più passivamente le consegne di Marta: era lei stessa a cercarle, a chiederle a bruciapelo con lo sguardo acceso e la voce incrinata dalla fretta. «Dammi quello che hai indossato oggi», le sussurrava non appena Marta rientrava a casa, o addirittura «Non lavare quel completo, lascialo a me per il fine settimana».
​Marta, tutt'altro che infastidita, si ritrovò a provare un piacere sottile e quasi magnetico nel assecondarla. Soddisfare le richieste sempre più estreme di Loredana era diventato il suo modo di stuzzicarla e di alimentarne la devozione. Iniziò a indossare lo stesso intimo per più giorni di fila appositamente per lei, a fare sessioni di allenamento ancora più dure senza usufruire subito della doccia, e a consegnarle capi impregnati fino all'ultimo filamento di stoffa.
​Arrivò persino a lasciarle i suoi indumenti usati nei posti più impensabili della casa — dentro il cuscino di Loredana, ripiegati tra i suoi vestiti puliti o sopra il tavolo della cucina prima di uscire — accompagnati da biglietti provocatori che alimentavano un'attesa quasi spasmodica. Tra le due si era ormai instaurata una dinamica di complicità assoluta e morbosa, dove ogni richiesta di Loredana trovava in Marta una compagna pronta a spingersi sempre più oltre.
Un pomeriggio, dopo aver letto l'ultimo biglietto trovato sul comodino, Loredana sentì che il limite del semplice gioco era stato ampiamente superato. Con il cuore che le batteva all'impazzata e la pelle ancora d'oca, strinse tra le mani il pizzo scuro che Marta le aveva lasciato e camminò a passi decisi verso la cucina.
​Marta era seduta al bancone, intenta a sorseggiare un bicchiere d'acqua. Sentendo i passi dell'amica, si voltò con il solito sorriso di chi sa perfettamente di avere il totale controllo della situazione. Ma lo sguardo di Loredana, acceso e scuro di un desiderio mai mostrato così apertamente, la fece arrestare a metà gesto.
​Loredana non si fermò a distanza di sicurezza. Avanzò finché le sue ginocchia non toccarono quelle di Marta, lanciando la lingerie usata direttamente sul ripiano, proprio accanto al suo bicchiere.
​«Basta con questi biglietti, Marta,» disse Loredana con la voce bassa, graffiante e visibilmente incrinata dall'emozione.
​Marta inarcò un sopracciglio, incuriosita e stimolata da quella reazione improvvisa: «Non ti piace più?»
​«Mi fa impazzire,» la interrompette Loredana, azzerando quasi ogni spazio tra i loro volti e fissandola dritta negli occhi. «Non si tratta solo di una mania strano o di un gioco innocuo. Il tuo odore... questa roba mi eccita in un modo che non riesco più a controllare. Quando la annuso, non sto pensando al bucato. Sto pensando a te. A te e basta.»
​L'aria nella stanza diventò all'istante densa, elettrica. Il sorriso beffardo sul viso di Marta svanì lentamente, sostituito da uno sguardo profondo, sorpreso ma incredibilmente soddisfatto, mentre il suo respiro si faceva più pesante a stretto contatto con quello di Loredana.
Marta mantenne lo sguardo fisso su quello di Loredana, mentre un'ombra di lucida consapevolezza e malizia le riaffiorava sul viso. L'ammissione di Loredana non l'aveva spaventata; al contrario, aveva acceso in lei il desiderio di spingere quel segreto ancora più a fondo, rompendo l'ultimo velo di pudore rimasto tra loro.
​Senza dire una parola, Marta allungò la mano sul bancone, prese il pezzo di pizzo scuro che Loredana aveva appena appoggiato e glielo rimise lentamente tra le dita. Poi, con fare calmo e perentorio, si alzò dallo sgabello e le afferrò il polso, guidandola verso la camera da letto.
​Entrate nella stanza, Marta socchiuse la porta, si appoggiò con le spalle alla parete di fronte al letto e incrociò le braccia sul petto.
​«Hai ragione, basta con i biglietti e con i giochi a distanza,» disse Marta con tono basso, profondo e privo di qualsiasi esitazione. «Mi hai detto cosa ti fa il mio odore, ora voglio vederlo. Siediti sul letto, prendi quella stoffa e fammi vedere come ti dai piacere mentre la annusi. Voglio guardarti.»
​Loredana rimase per un istante immobile, travolta dall'audacia di quella richiesta. Ma il contrasto tra la timidezza e la carica elettrica che permeava la stanza svanì in un soffio. Guardando Marta dritta negli occhi, fece un passo verso il letto, pronta a mostrare all'amica fino a che punto quel segreto la stesse dominando.
Marta fece un piccolo passo in avanti, la voce ridotta a un sussurro roco e carico di provocazione.
​«E muoviti, Loredana... anche perché sono tre giorni che non toccano l'acqua. Immagina solo quanto è forte.»
​Quella rivelazione fece vibrare l'aria nella stanza come una scossa elettrica. Loredana sentì una vampata di calore salirle dritta al viso; la confessione di Marta non fece che abbattere l'ultimo residuo di resistenza. Con le mani che le tremavano leggermente, si sedette sul bordo del piumone e portò la stoffa al volto.
​L'aroma che la investì era denso, acre, incredibilmente intimo e concentrato, intriso di ogni singola ora di quei tre giorni scorsi pelle a pelle da Marta. Loredana chiuse gli occhi ed emise un piccolo sospiro involontario, un verso soffocato che risuonò nitido nella stanza silenziosa.
​«Bravissima... così,» mormorò Marta dalla parete, senza staccarle gli occhi di dosso, godendosi lo spettacolo della sua totale resa.
​Senza smettere di respirare a pieni polmoni dentro quel pizzo imbevuto del corpo dell'amica, Loredana farfugliò un gemito e fece scivolare la mano libera verso il centro del proprio bacino. Sotto lo sguardo ipnotizzato e compaciuto di Marta, cominciò ad accarezzarsi da sopra i pantaloni, abbandonandosi completamente al ritmo del proprio desiderio e al profumo travolgente che le stava saturando i sensi.
Il ritmo della mano di Loredana si fece all'istante più rapido e urgente, dettato unicamente dall'intensità dell'odore che le saturava i polmoni e dalla presenza fisica di Marta a pochi passi da lei. Ogni volta che inspirava all'interno di quella stoffa, il calore e la nota intima di quei tre giorni passati sulla pelle dell'amica le scatenavano una scarica elettrica direttamente al bacino.
​Marta, con le spalle ancora appoggiate alla parete e le braccia incrociate, osservava la scena senza sbattere le palpebre. Il suo respiro si era fatto più corto, visibilmente contagiato dalla reazione di Loredana. Vedere l'effetto devastante e quasi ipnotico che il suo stesso corpo produceva sull'altra donna le dava una sensazione di potere indescrivibile.
​«Non fermarti,» sussurrò Marta con voce calda e imperiosa. «Voglio sentire la tua voce. Fammi sentire quanto ti fa impazzire.»
​A quelle parole, Loredana infilò le dita sotto il bordo dei pantaloni, azzerando ogni barriera. Portò la stoffa ancora più stretta contro il naso e la bocca, soffocando un gemito acuto e prolungato mentre la mano lavorava veloce, con una precisione dettata da giorni di fantasie accumulate.
​Il contrasto tra il profumo penetrante di Marta e la vista del suo sguardo compaciuto spronò Loredana oltre il punto di non ritorno. Pochi secondi dopo, un brivido violento le attraversò la schiena, facendo inarcare la colonna vertebrale mentre un sospiro profondo le sfuggiva dalle labbra, premute ancora forte contro l'intimo dell'amica.
​Quando il ritmo della sua mano finalmente rallentò e il respiro iniziò gradualmente a stabilizzarsi, Loredana riaprì gli occhi, completamente svuotata e tremante. Marta staccò le spalle dalla parete, attraversò a passi lenti la stanza e si sedette sul letto proprio accanto a lei, allungando una mano per accarezzarle con dolcezza i capelli scompigliati.
Marta le accarezzava i capelli con movimenti lenti e ritmici, facendole scivolare le dita tra le ciocche mentre con l'altra mano le circondava dolcemente le spalle. Il suo tocco era caldo, rassicurante, privo di qualsiasi traccia di giudizio.
​«Sei stata bellissima,» le sussurrò Marta all'orecchio con voce dolce e profonda, sentendo i muscoli di Loredana distendersi a poco a poco contro di lei. «Visto? Non c'era nulla di cui aver paura. Va tutto bene.»
​Loredana appoggiò la testa sulla spalla di Marta, lasciando che il battito del proprio cuore tornasse gradualmente a un ritmo normale. Il profumo di Marta era lì, vivo e reale, non più solo impregnato nella stoffa che teneva ancora stretta in pugno, ma diffuso sul suo collo, sulla sua pelle calda.
​Marta continuò ad accarezzarle la schiena, tracciando piccoli cerchi rassicuranti con le dita. Quel gesto trasformò l'ondata di travolgente intensità di poco prima in una sensazione di profonda intimità e protezione. Il loro segreto si era ormai evoluto, creando un legame indissolubile in cui Loredana sapeva di potersi abbandonare completamente, senza più riserve o vergogna.
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